Santanchè, show inutile: scaricata da Fratelli d’Italia
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La mozione di sfiducia alla ministra del Turismo, come era prevedibile, non è passata (206 no, 134 sì e un astenuto). Altrettanto prevedibili erano le mosse del governo e nella maggioranza per non cadere in una delle tante voragini aperte dalle loro ultime contraddizioni, dal caso Elmasry agli equilibri internazionali. Così come era atteso che Daniela Santanchè alla Camera si sarebbe difesa in maniera colorita. Ma forse non fino a questo punto.
LA MINISTRA entra nell’emiciclo vestita di rosso scuro. Non è un dettaglio: quando si è discussa la mozione si è vestita di bianco, ieri ha scelto un colore che ugualmente la facesse stagliare in mezzo alla boiserie. E poi perché gran parte del suo intervento Santanchè lo centra sul suo modo di apparire, anche se in chiave vittimista nello stile di governo. «Per voi sono l’emblema di tutto ciò che detestate – dice rivolta ai banchi dell’opposizione – porto i tacchi di 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestire bene, sono quella del Twiga e del Billionaire (i locali in società con Flavio Briatore, ndr)». E poi si lancia in una iperbole: «Rappresento il male assoluto per voi». Le borse le cita lei stessa («Nelle mie non c’è paura»), forse sperando di neutralizzare la prevedibile ironia dell’opposizione su quelle false che avrebbe regalato a Francesca Pascale per ingraziarsi Silvio Berlusconi, ma l’intento non riesce. Santanchè non è a Montecitorio per difendere e promuovere il governo o se stessa ma il suo brand.
Alterna attacchi al centro sinistra («mi avete cercata – allude – ma sono una signora e non ne parlo») a momenti di autocommiserazione («sono in un ergastolo mediatico»), fino all’esaltazione del suo operato al ministero del Turismo. Smentisce di essere stata isolata dal resto della compagine di centro destra e in effetti i posti del governo questa volta non sono vuoti. Accanto a lei ci sono molti ministri (Ciriani, Casellati, Schillaci, Bernini, Roccella, Calderoli, Valditara, Abodi, Giuli, Foti) e tre sottosegretari. Antonio Tajani, già in Aula per la commemorazione dell’ex ambasciatore Luca Attanasio, esce prima che inizi la discussione sulla sfiducia. Assente pure Salvini. Nessun big tra le fila della maggioranza.
LA REALTÀ, dopo le dichiarazioni di circostanza, si presenta a votazione conclusa attraverso le parole di Massimo Ruspandini, vicepresidente di Fratelli d’Italia alla Camera. Agli apprezzamenti per l’intervento, Ruspandini aggiunge i ringraziamenti «per quello che ha detto al termine e cioè che, qualora venga malauguratamente rinviata a giudizio per la vicenda Inps, lascerebbe il suo incarico governativo». Una bizzarra accelerazione rispetto l’attendismo degli ultimi mesi forse dovuto al resto della frase di Santanchè sulle sue dimissioni. «A breve ci sarà un’altra udienza preliminare, farò una riflessione ma la farò solo con me stessa, senza pressioni e condizionamenti». Verosimile che Meloni si sia indispettita. A Ruspandini il compito di accompagnarla alla porta, al posto della presidente del Consiglio che sulla questione, a differenza di quanto accaduto con Delmastro (condannato a 8 mesi dal tribunale di Roma per rivelazione di segreto d’ufficio nella vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito) non ha voluto metterci la faccia. O «non ha potuto», come dice l’opposizione nelle repliche.
ATTACCA il leader del M5S, Giuseppe Conte, «se è ancora al suo posto ci sono solo due spiegazioni: la prima è che lei, Santanchè, ricatta Meloni, la seconda è che Fdi dopo aver avuto come motto “legge e ordine”, oggi si sente casta intoccabile e il caso Delmastro è l’esempio». La segretaria del Pd, Elly Schlein, si rivolge direttamente a Meloni: «Cosa ti impedisce di farla dimettere? Sei stata campionessa mondiale di richieste di dimissioni e ora diserti quest’aula, ti sei nascosta? Forse stai registrando un altro video per la prossima convention fra motoseghe e saluti nazisti». Ed Elisabetta Piccolotti di Avs la incalza: «Perché ha tirato in ballo il presidente del Senato? Siete ricattabili? E perché la premier continua a coprirla mentre delegittima un ministero?». Intervengono anche Italia Viva, Più Europa e Azione per dichiarare il voto a favore della sfiducia, pur non avendo sottoscritto la mozione.
MA, MENTRE ci sono le repliche, la ministra non ascolta. Esce dall’aula per più di 20 minuti, poi rientra e parla al telefono, mostra il telefono, scrive al telefono, teatralizzando il suo disinteresse e ostentando la sua sicurezza e il suo marchio. Del resto, solo qualche minuto prima aveva esclamato: «Non riuscirete mai a farmi diventare come voi, avrò sempre il tacco a spillo».
ilmanifesto