Il rebus di Conte per l'Inter: quale Napoli schierare nella sfida scudetto? Le 3 ipotesi
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Per il diavolo ci vuole, forse, l’acqua santa: e se proprio non è il caso di mischiare il sacro con il profano, bisognerà inventarsene una nuova oppure una vecchia, tanto è tutto scritto da qualche parte. Il destino a volte s’infila da solo in tackle, porta via il sorriso e lascia in eredità coni d’ombra in cui andarsene a meditare, semmai a mani giunte: ma in questa Castel Volturno che sa comunque di miracoloso, come dicono i 56 punti in classifica, più che scegliere un protettore che non c’è, conviene evitare equivoci, rinchiudersi in se stessi e provare a soffocare le “raccomandate” della sorte. Ne sono arrivate, perché il postino bussa varie volte, in sequenza un bel po’ - Olivera, Spinazzola, Neres, Mazzocchi, ora Anguissa - e nelle ricevuta di ritorno Conte ha infilato comunque qualcosa di suo: ma ora che non c’è Frank, qualcosa di mistico in mezzo al campo, bisogna rimescolare gli appunti e risistemarli.
In verità, in verità, vi dicono che è già successo tanto, quasi tutto, domenica scorsa a Como e prima ancora a Roma contro la Lazio, 3-5-2 per uscire da quel tunnel a sinistra scavato da una maledizione che è di fatto, mica fantasiosa: e così è andato in scena il codice-Conte, quello che gli è appartenuto per un tempo (non) lontano, sistemato nella cassapanca a Napoli per assecondare la natura d’una squadra con dentro di sé il gene del 4-3-3 e poi rilanciato. Frank Anguissa, nella sua migliore espressione che è durata sino ad un mesetto fa, ha rappresentato un fattore, è stato mediano, mezzala, difendente, attaccante, goleador, leader silenzioso e però visibilissimo, a tratti un autentico mostro: avercelo oppure no modifica la sostanza e induce a restarsene dentro quella coperta di Linus che qualcosa ha sottratto, probabilmente, ma da quale è difficile separarsi proprio ora. Una delle tentazioni, magari la prima, è di starsene a specchio, uomo contro uomo, gamba contro gamba, corsa contro corsa, Napoli contro Inter, però con gli accorgimenti nelle due fasi che dipendono dalle interpretazioni: e se così fosse, per undici-undicesimi, riecco quelli che c’erano sul ramo del lago, prima che gli altri, a sostituzioni avvenute e ad energia ridimensionata, si perdessero.
Capitolo-2: e se convenisse rimettere al centro del villaggio il tridente sparito a causa deli infortuni? A quel punto, in difesa ci sarebbe Olivera, capitan Di Lorenzo scivolerebbe nella sua solita zona, Politano si alzerebbe e in alto, a sinistra, Spinazzola, come a Firenze, o Raspadori, come nella sua vita a Sassuolo, come a volte con Spalletti, come le tante cose che sa fare bene. E sarebbe anche una versione assai prossima a quella della gara d’andata, coraggiosa e sfacciata, autorevole e sfrontata.
Ma c’è una possibilità, sembra anche assai remota, forse è semplicemente una sensazione che vaga per la Pineta di Castel Volturno, di tuffarsi nel 4-2-3-1, che per gli amanti dei numeri e delle divagazioni poi si trasformerebbe in 4-4-2, ma queste sono laiche letture esterne. E però in organico ci sono palleggiatori (Gilmour da affiancare a Lobotka) o fisici bestiali (McTominay sul lato sinistro dello slovacco o in prossimità di Lukaku).
Mancano ancora tre giorni alla cosiddetta nuova madre di tutte le partite, ci saranno altrettanti allenamenti, emergeranno in Antonio Conte tesi che Antonio Conte proporrà a se stesso, le scruterà, le scomporrà, le ricostruirà, si lascerà dolcemente (beh, dolcemente proprio no!?) avvolgere nell’atmosfera d’una vigilia che magari andrebbe vissuta con un cero a portata di mano. Chissà che non possa aiutare!
La Gazzetta dello Sport